Dal tramonto di ieri è incominciato il nuovo anno ebraico. Siamo nel 5770. Come vedete, al 2012 si sopravvive.
Non resta altro da fare che scrollare la testa con indignazione quando si percepisce che un umano in realtà è "una caverna piena di pipistrelli" (copyright Lohe). Insomma, si presume che una donna giunta ai vent'anni non ragioni più come una tredicenne, tuttavia mi do della stupida per aver creduto ancora una volta che l'essere umano sia una forma di vita intelligente. La signora in questione esige qualcuno che la sbatta come un tappeto, senza pietà e magari sul balcone. Tutto bello e sano, però la graziosa ha aggiunto di non poterne più di uomini che si innamorano di lei, che palle, non ci sono più i cari vecchi stronzi bastardi infami di una volta. Dopo averle detto chiaramente che il suo ragionamento è degno di un cavolfiore - anche colto, ma pur sempre un cavolfiore - la donnina si è offesa. Come ho osato io, cinico residuo di carne, contraddire i suoi profondi pensieri!
Ho un paio di numeri appartenenti a giovanotti a modo da darle, oltre a parecchie amiche deluse pronte a insultarla.
Vedete, mantengo sempre i miei propositi. Quelli cattivi.
Faccio un sacco di cose fastidiose come usare termini desueti della lingua italiana, colorarmi i capelli di rosso, mordere il prossimo. Ho un caratteraccio per cui Santippe in confronto era un agnellino piccolo. In sostanza, per dirla come la cara Bette Davis: "Sono intransigente, collerica, intrattabile, monomaniacale, inopportuna e spesso sgradevole". Togliendo "inopportuna" (detesto tantissimo le persone inopportune, inoltre scopro subito, quasi a pelle, se qualcuno lo è, capacità che mi permette di sfogare il mio cinismo su un sacco di gente) trovo sia una sfilza di complimenti che mi si addicono bellamente. Sono insopportabile, à la charte.
Tuttavia, il nostro amore è da poco entrato nel suo primo lustro. Non mi capacito di come ciò sia possibile, viste le liti, gli insulti, le incongruenze storiche, le gelosie frementi e i villaggi bruciati dal mio incedere bellicoso.
Sei così dolce, dal mattino alla sera. Così delicato e così forte. Sì, proprio come un fiorellino di pruno. Capisci quando ho bisogno di ingozzarmi al Mc, sai che quando ti sbraito contro cerco solo di mostrare i dentini come farebbe un gattino che incontra un topo gigante.
Talvolta mi infastidisci e ti vorrei lontano, lo stesso capita a te. Però, credo non sopravviveremmo l'uno senza l'altra.
Non c'è davvero ragione al nostro amore. Non cerchiamola nemmeno.
"I miei giorni sono fette di melone profumato di vita grazie a te"
'Piccolo Testamento'1 Questo che a notte balugina nella calotta del mio pensiero, traccia madreperlacea di lumaca o smeriglio di vetro calpestato, 5 non è lume di chiesa o d'officina che alimenti chierico rosso, o nero. Solo quest'iride posso lasciarti a testimonianza 10 d'una fede che fu combattuta, d'una speranza che bruciò più lenta di un duro ceppo nel focolare. Conservane la cipria nello specchietto quando spenta ogni lampada 15 la sardana si farà infernale e un ombroso Lucifero scenderà su una prora del Tamigi, dell'Hudson, della Senna scuotendo l'ali di bitume semi- mozze dalla fatica, a dirti: è l'ora. 20 Non è un'eredità, un portafortuna che può reggere all'urto dei monsoni sul fil di ragno della memoria, ma una storia non dura che nella cenere e persistenza è solo l'estinzione. 25 Giusto era il segno: chi l'ha ravvisato non può fallire nel ritrovarti. Ognuno riconosce i suoi: l'orgoglio non era fuga, l'umiltà non era vile, il tenue bagliore strofinato 30 laggiù non era quello di un fiammifero.MontaleI versi 13-14 e 15 sono i miei preferiti, ma separarli dal corpo sarebbe stato un delitto.
Al passaggio di un drogato.
I.S.: "Sniiiifff sniiiifff!"
Io: "Gabriele! Piantala!"
I.S.: "...smetto quando voglio!"
Mi sono inchinata a cotanta sottile battuta.
*
Dopo un mortal kombat sanguinario, entro nel bar più fighetto di Cairoli tutta sporca di erba e terra, scarmigliata e col naso sanguinante. Chiedo all'annichilito cameriere in livrea: "Mi perdoni, può indicarmi la toilette?"
"Perché ero io a dare fuori di matto
quello che l'unico amico che c'aveva era il gatto
quello che a un certo punto e' sparito e non lo avete visto più."
"[...] Queste anime affumicate, intanfite dal caldo delle stanze, logorate, verdastre, tribolate - come potrebbe la loro invidia sopportare la mia felicità!
Perciò io mostro loro solo il ghiaccio e l'inverno delle mie cime - e non che la montagna si cinge anche di tutti i cinti solari.
Essi odono sibilare solo le mie tempeste invernali: e non che io navigo su mari caldi, simile agli ardenti, grevi e nostalgici venti del sud.
[...] Questa è la saggia protervia e volontà buona dell'anima mia: di non nascondere il suo inverno e le sue tempeste di gelo; nemmeno i lividi del gelo essa nasconde. [...]
Compatiscano pure e sospirino per i miei lividi di gelo: "Ecco che rimarrà intirizzito dal gelo della conoscenza!" - così gemono.
E intanto io cammino in lungo e largo sul mio monte degli olivi: nell'angolo di sole del mio monte degli olivi, e canto irridendo ogni compassione. -
Così cantava Zarathustra."
F. Nietzsche